Words are flowing out like endless rain into a paper cup,
they slither while they pass, they slip away across the universe.

Thoughts meander like a restless wind inside a letter box,
they tumble blindly as they make their way across the universe.

Secondo voi, a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare?
Godo molto di più nell'ubriacarmi, oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare.
Se son d'umore nero, allora, scrivo, frugando dentro alle nostre miserie.
Di solito, ho da far cose più serie: costruir su macerie, o mantenermi vivo.

Limitless undying love which shines around me like a million suns,
it calls me on and on across the universe.

domenica 29 novembre 2009

Quarantacinque.

You know the movie song.
Albero di natale comprato. Che fretta.
Al supermercato c'era una signora con l'aria sperdutissima. Non camminava con passo deciso alla ricerca del detersivo, nè osservava con attenzione ogni scaffale per cercare i biscotti giusti. Più che fare la spesa sembrava stessa vagando senza meta.

Ho portato del cibo e un po' di supporto a chi faceva volontariato sotto la pioggia, al freddo. Cioccolato, cioccolato, cioccolato. Torroncini, mela, panino.
Ho fatto una torta di mele che è venuta buonissima. O almeno credo, dato che io non l'ho assaggiata. Spero che fosse buona sul serio.

Ho comprato dei guanti di pelle arancioni e devo procurarmi un accoratore.
Questo post è privo di funzionalità.

Stavo pensando al fatto che devo riprendere a scattare foto, come dicevo anche qualche tempo fa.
Mi sono venute in mente un sacco di cose, una sorta di fiume di lettere in piena.
Ho pensato, tra il resto, che la fotografia è una cosa stupenda ma che non può essere il mezzo adatto per cogliere la maggior parte degli aspetti della mia vita attuale.
Intendo dire che forse c'è un motivo per cui ultimamente non ho voglia di fotografare cose o persone.
E' che piove.
Sembra stupido, suppongo di sì, ma se dovessi pensare a qualcosa che rappresenti questi miei giorni, mi verrebbero in mente la sensazione della piogga sulla fronte, le note lunghe e sovrapposte del pianoforte suonato con il pedale, il sapore amaro dell'anestesia per l'estrazione del dente, l'odore di casa di James e di Armando. O forse la familiarità del suo stesso collo, il fumo negli occhi, la paura, Romeo and Juliet dei Dire Straits, il calore istantaneo del caffè che scorre veloce attraverso la bocca, giù nella gola.
Non so.

Sono così sconclusionata, a volte.


[Halloween 2009]

sabato 21 novembre 2009

Quarantaquattro.

No?
C'è scritto da qualche parte che l'amore è come una farfalla: se allenti la presa vola via.
Secondo me l'amore somiglia più ad un porcospino, o forse ad un riccio di mare; se lo tieni in mano delicatamente è senza dubbio piacevole, ma se stringi troppo ti pungi.

E, inoltre, questa cosa è meravigliosa.

Dovrei ricominciare a scattare foto. Penso.

Nessuno è solo.

domenica 15 novembre 2009

Quarantatrè.

E lui, che non ti volle creder morta,
bussò cent'anni ancora alla tua porta.

Andrea s'è perso, e non sa tornare.
Anche io. Che caso. Anche io!
Mi chiedo.
Se ti dico che mi sono persa, cosa pensi?
Pensi ad una crisi d'identità o ad una semplice mancanza di senso dell'orientamento?
Manco dell'una e dell'altro.
Non so chi sono e non so dove vado.
Forse so dove voglio arrivare e come vorrei essere.
Ma più di questo?
Lui aveva un'amore e un dolore, e riccioli neri.
Ce li ho anche io. I riccioli neri no.
Ho dell'oro e un po' di prato.
Va bene uguale?

La vanità fredda gioiva, un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Nonono. Non ci siamo.

La chiamavano bocca di rosa, metteva l'amore sopra ogni cosa.
Ecco, questo forse sì.
Questo forse sì.
Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio.
Sì. Sìsìsì.
C'era un cartello giallo con una scritta nera, diceva "Addio, Bocca di Rosa: con te se ne parte la primavera."
Assolutamente sì.

E aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso.
Sì.

Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita, che si prende per mano a battaglia finita; come fa questo amore che, dall'ansia di perdersi, ha trovato, in un giorno, la certezza di aversi.
Assolutamente.



domenica 8 novembre 2009

Quarantadue bis.

Non ho più foto.
L'ansia è qualcosa che morde.
Mangia, letteralmente.
Corrode, consuma, sfinisce.
Stanca.

Sono stanca.
Stravolta dall'ansia.
Ma non è ancora finita.
Non ancora.

Non finchè c'è qualcosa da mordere ancora; non finchè il mio fegato continua ad esistere.

Ma quando finirà, si spegnerà l'ansia?
Anche lei?

Sviluppi.
Come nei film.

Non ora, non adesso, non in questo momento.

Il sole, quando sorge, sorge piano.
E poi la luce si diffonde tutt'attorno a noi.

Cosa significa?
Può non sorgere, il sole?
Il risvelgio è duro, è lento, è micidiale.

E l'ansia ha problemi di linea.

sabato 7 novembre 2009

Quarantadue.

Oggi sarò banale.

"If you change your mind, I'm the first in line; honey, I'm still free: take a chance on me.
If you need me: let me know, and I'll be around.
If you got no place to go when you're feeling down.
My love is strong enough to last when things are rough."

Avete mai notato il silenzio?

Avete presente il silenzio?
Ci sono due tipi di silenzi. Uno è il silenzio vero. Quello tranquillo. Quello senza un suono, senza un rumore. Quello della notte, quello del buio, quello dei tappi di cera nelle orecchie. E poi c'è quello straziante, quello che è un silenzio falso perchè di fatto ci sono rumori e suoni nell'atmosfera.
Questo è quello che mi fa veramente impressione.
Il silenzio della tv accesa che nessuno ascolta, il silenzio del ticchettare delle lancette, il silenzio di una persona che bussa senza ottenere alcuna reazione, il silenzio di un telefono che squilla a vuoto, il silenzio che fanno i passi di una persona che se na va alla fine di una discussione.

Avete mai sentito il silenzio del campanello di una porta che suona senza che nessuno dall'interno apra o risponda?
Avete mai sentito il silenzio che incornicia alcuni dialoghi?
Fa così impressione..
La tristezza delle parole vuote, quelle non pensate e non ascoltate. Quando ci si chiede perchè le si esprime.
Le si sputa magari per evitare il silenzio palese.. Meglio quello nascosto.
Carico d'angoscia.

Il silenzio del non poter farci niente.
Il silenzio del non so cosa dire.
Il silenzio della scelta di non dire nulla.
Il silenzio della curiosità nascosta.
Il silenzio della domanda imbarazzante, del tasto dolente.
Il silenzio dell'ascensore.
Il silenzio della conversazione spenta.
Il silenzio dell'attesa.
Il silenzio del non c'è più niente da dire.

Il silenzio del vuoto più profondo.
Del buio più spaventoso.



giovedì 5 novembre 2009

Quarantuno bis.

But what of the man?
"Remember, remember
the fifth of november;
Gunpowder, treason and plot.
I know no reason
why the Gunpowder treason
should ever be forgot."

I know his name was Guy Fawkes, and I know that in 1605 he attempted to blow up the houses of parlament.

Merry Bonfire Night, baby!

mercoledì 4 novembre 2009

Quarantuno.

What the hell's your name?
What's your pleasure and what is your pain?
Do you dream too much?
E se davvero alcuni spiriti restassero legati al proprio corpo morto?
Nell'aula di scienze c'è uno scheletro umano in una teca di vetro ben sigillata; uno scheletro vero, uno scheletro che è stato vivo. Ho chiesto alla professoressa di chimica e biologia; dice che non si sa chi fosse o che origini avesse, non ne conosciamo il sesso nè tanto meno l'aspetto. E' solo lì rinchiuso nella sua immobile posizione verticale.
Manca il dente davanti superiore, quello sinistro; è l'unico dettaglio non a posto, l'unica cosa non perfetta; le ossa sono integre e senza un graffio.
Solo qualche volta ne vedo l'anima; una donna disperata con gli occhi spalancati e lo sguardo di terrore. E' quasi trasparente, quando la guardo riesco a indovinare lo scheletro dietro di lei, la attraverso con lo sguardo come il vetro della sua stessa minuscola stanza.
E' incatenata a quello che era il suo corpo, le sue ossa; è imprigionata nella teca di vetro con lui. Mi uccide con i suoi occhi disperati, batte contro il vetro della sua galera silenziosamente e senza che nessuno la noti. Urla senza voce, colpisce il vetro senza suono; per quanto sia visibile, è chiaramente intangibile, inconsistente. Ma è poi visibile? Perchè nessuno fa niente per liberarla? La vedono, loro? La vedete? Sono solo io?
La catena ed il lucchetto che tengono chiusa la sua colonna di vetro e legno non si muovono nè vibrano ai suoi colpi disperati. Niente e nessuno si accorge della sua inquietudine.
I neri capelli spettinati, il dente che manca sotto le labbra rosse. La pelle candida con le gote rosee. Non è vecchia.
Il solito sguardo sconvolto: cosa le sta succedendo? Perchè non la lasciano fuggire? Così è appiccicata ad un corpo che probabilmente sapeva usare, che addobbava ogni mattina e spogliava ogni sera, che mostrava a chi ne era degno. Chiuso in quattro piccole pareti perchè qualche liceale possa vedere un esempio di ossatura umana.
Anche se potrebbe essere il contrario. Potrebbe essere quello spirito il vero prigioniero.
Il corpo, quel che la decomposizione non ha distrutto, può in realtà essere un mezzo, un modo per tenere ferma la donna.
Quale rabbia implacabile si può nascondore dietro occhi terrorizzati e capelli in disordine!
La guardo ancora; cerco di leggerla ma mi è impossibile, è un'anima dannata. Chi, o cosa, mente meglio di una donna preda della disperazione?
Improvvisamente mi pare cattiva; non provo più alcuna compassione ora che, osservandola, prendo in considerazione la possibilità di uno spirito rabbioso e bugiardo, la sua ipotetica vendetta. Perchè potrebbe essere arrabbiata?
La prima cosa che mi viene in mente è un figlio.
Forse un marito, o un amore di qualsiasi genere. E' così triste..

Chi sei? Ti vedo davvero solo io? Mi percepisci? Come ti chiami?

Si volta, mi osserva, mi penetra con i suoi occhi di ghiaccio; un barlume le illumina per un istante l'espressione spenta.
L'ennesimo urlo silenzioso prima di accasciarsi a terra, alla base del piedistallo nero su cui si erge la sua morta figura.

"Aiutami. Aiutami."



lunedì 2 novembre 2009

Quaranta.

Spiegati.
Cala Novembre, e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti.
Lungo i giardini consacrati al pianto, si festeggiano i morti.
Cade la pioggia, ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada..
Te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada.

Nausea, pioggia, acqua, fuoco, ahia, briciole, rimasti. Il fango della strada.
cosa?
perchè?
eh?
niente, nulla, vuoto, nero, grigio, bagnato, musica, studio, concerto, numeri, numeri, numeri.
redrum, palle, mescalina, noia, pensieri, supposizioni, vero o falso, stupido, sicuro, fere, prove, Bi.
foto, mano, smalto, aiuto, trucco, cotone, ragnatela, tazza, porta, capelli, dadi, biglietti, specchio, balza.
fortuna, soldi, mese, zibra, vomito.
walzer, male, compito, tram, tasti, nullità, valore, taglia, braccio, calore, vibrazioni.
Nausea, pioggia, aria, fuoco, ahia, fondo, rimasti. Il sonno dopo la festa.
cosa?
perchè?
eh?
e allora?



lunedì 26 ottobre 2009

Trentanove.

Tornerai..
Che imbroglio!
Se per innamorarmi basta un'ora, che fretta c'era?
Maledetta primavera!



lunedì 19 ottobre 2009

Trentotto.

I don't feel like writing.
..E' come essere in alto mare.
In qualche modo ci sei arrivato, no? Come? Su di un materassino.
Hai viaggiato su di un materassino gonfiabile.
Hai pure faticato, per trovarti ora in alto mare.
Proprio come quando sei sopra a questo dannatissimo materassino, e ti buttano giù, in acqua.
Un secondo prima eri asciutto, eri calmo, con il calore del sole sulle spalle. Un secondo dopo sei nell'acqua salata, il freddo ti rincoglionisce e non capisci più un cazzo. E tutto quello che fai è cercare quello stupido materassino: unica possibilità di salvezza. Lo trovi. Lo trovi e ti ci attacchi morbosamente, non lo molli più, lo abbracci.
La tua vita in mano ad un materassino gonfiabile. E' così, no?
Lo stupore della scoperta di una brutta notizia, trovarsi improvvisamente nel luogo dove si voleva arrivare per accorgersi che non è come lo immaginavi.
Volevi la libertà, l'acqua sotto di te a cullarti ed il sole sopra a riscaldarti. E invece, dove sei?
In alto mare. Delusa, bagnata, salata. Sali ancora sul tuo materassino con una sola domanda in testa. La solita.
Perchè?
Perchè le mie aspettative sono state deluse?
Perchè niente è andato come doveva?
Perchè sono venuta fin qui?
Perchè ho faticato per arrivare qui, e ora sono solo più triste di prima?
Questa è la libertà?
La libertà tanto agognata nei tempi passati, tanto rivendicata tutt'oggi?
Perchè fai sempre lo stesso errore. Non confondere solitudine con libertà.
E ora? Cosa sei? Solo, o libero? Forse tutt'e due.
Ma si può essere liberi, quando si è soli?
Libero di cosa?
Libero di fare quello che vuoi. All'interno del tuo stupido materassino.
Libero di pensare quel che vuoi. Di esporre i tuoi pensieri. Ma a chi? Al mare?
L'oceano, che ti ha sempre affascinato così tanto, improvvisamente diventa il guardiano della tua stessa prigione. Pensavi di essere libero. Sei ancora incatenato. Solo che, adesso, sei anche solo.
Cosa ci hai guadagnato? Si dice che dagli errori s'impara.
Io, da questo viaggio, ho imparato solo che le mie aspettative sono sempre troppo alte.
E, come al solito, l'ho capito troppo tardi.
L'ho capito adesso, che sono in alto mare.



PS.
Questa cosa, che, come al solito, non so come chiamare o definire, è stata scritta in realtà nel mio Aprile 2008. Ho deciso di pubblicarla qua perchè mi era tornata in mente parlando di tutt'altro con un mio amico. E basta.

Die Bea.

Le mie foto
Lucy Van Pelt
Non sa la tabellina del 6 • colleziona occhiali da sole • ama la lattuga • metterebbe l'aceto balsamico su qualsiasi cibo • se fosse nata maschio si sarebbe chiamata Giacomo • impazzisce per i ragazzi con tendenze o stile omosessuali • ama parlare di sè in terza persona singolare • davanti al suo nome ci dev'essere sempre l'articolo determinativo singolare femminile • ha la mania dell'igiene • si diverte a lavarsi i denti • non sta mai zitta • adora le gonne lunghe fino alle caviglie • non si fida di sè stessa, mai • porta le scarpe una diversa dall'altra • scrive con i pennarelli sui muri di camera sua • fa una pasta alla carbonara più che buona • ha sempre freddo, qualsiasi sia la temperatura esterna • adora le pagine scritte e pasticciate • ammira tutto ciò che è arte • adora i fiori, il loro odore e i loro colori • è orribilmente innamorata dell'amore • ama camminare scalza, in particolare nell'erba • musica, sempre e comunque: canticchia, suonicchia, ballicchia • fotografa tutto e tutti • ride, sorride, irride: in qualsiasi momento • è un'ottima conversatrice • scrive sul giornale scolastico • non si ricorda mai di niente • si nutre di cioccolato e caffè •
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Fallen Leaves.

On air.

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Nota Bene!

Ho scattato personalmente tutte le foto che vedi in questa pagina, e ho scritto di mio pugno tutti i post.
Comprendi?
Tutta farina del mio sacco.

Creative Commons License
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Like a river that don't know where it's flowin', I took a wrong turn and I just kept going.

Everybody's got a hungry heart.