Life is a laugh.


Words are flowing out like endless rain into a paper cup,
they slither while they pass, they slip away across the universe.

Thoughts meander like a restless wind inside a letter box,
they tumble blindly as they make their way across the universe.

In the depth of winter, I finally learned that there within me lay an invincible summer.

sabato 16 aprile 2011

Ottantuno.

Tr.anslation Tr.ouble
In inglese c'è un tempo verbale, quella che noi chiamiamo la forma in -ing, che corrisponde grosso modo al nostro gerundio. Grosso modo!
Non è precissimo non per il significato che ha il gerundio, ma per l'uso che noi ne facciamo; il gerundio è il nostro "mentre".
Parlando ascolto la musica.
Mentre parlo ascolto la musica.

In inglese la forma in -ing ha un'immediatezza in più; l'azione non si sta svolgendo solo adesso nel senso di "nel frattempo", ma proprio in questo istante.
Ora.
E non tra un secondo, e non un secondo fa.
Adesso.

Così quando una cosa è complessa e confusa e intricata, loro dicono una cosa per cui li invidio tanto.
IT'S NOT MAKING ANY SENSE.
Che noi traduciamo con un banale "non ha senso"
ma non è proprio così.

Non sta avendo alcun senso.
NON STA AVENDO NESSUN SENSO!

venerdì 4 marzo 2011

Ottanta.

Provo una così vasta gamma di emozioni che fatico davvero a trovare nomi sufficenti, a collegare parole a sensazioni, a far combaciare tutti i pezzettini minuscoli che creano il gioco della mia mente.
Sono l'epicentro di un terremoto confuso (ordinato) che fa crollare castelli di carte e palazzi di vetro e mondi interi di quel lego con cui giocavo da bambina.
Sento emozioni che io stessa non riesco a sostenere, trattenere, controllare; cado, esplodo, rotolo giù.
E' tutto così più grande di me!
Non fa che invadermi la passione per ogni cosa; felicità, tristezza e rabbia sono tanto imponenti da strabordare, fuori dagli occhi, giù fino alla punta del naso arrossato dal freddo.
Travolta, spinta, deformata dai sentimenti; i ruoli s'invertono ed è lo stomaco a controllare il cervello, il corpo domina sulla mente - ma come posso evitarlo?
E' solo segno che sono viva..

lunedì 21 febbraio 2011

Settantanove.

i'll hold on - if you want me to
Non puoi davvero sapere se il vaso è vuoto o meno finchè non togli il coperchio.


lunedì 31 gennaio 2011

Settantasette.

potremmo far finta che gli aereoplani nel cielo buio fossero stelle cadenti, e io potrei esprimere un desiderio qui ora..

chissà se parli con me poi
che potrebbe anche non essere così, ma che importa?
ricordo, ricordo sempre, come ricordo quanto amo la primavera, e forse un po' anche l'estate.
ma un ciclo è ciclico e si ricicla ogni anno, ogni anno uguale, e l'inverno arriva sempre portando il vento che fa crollare castelli di carte.
mi manca tutto così tanto.



domenica 23 gennaio 2011

Settantasei.

we are the waiting unknown
are we?
Ho perso molta della mia poesia per strada, correndo, così di fretta, così affannata - quanto parole rimaste nella biro bic, quella blu, la mia preferita, se le è tenute tutte per sè!
Però anche se non scrivo continuo a pensare, e guardo il foglio che un po' piange, e le parole diventano sempre meno e si sentono anche sole.

Spero tanto che arrivi il futuro, non vedo l'ora di conoscerlo!, ma come non confondere l'interesse e la curiosità tra loro? Alla fine futuro può essere anche oggi e allora cosa aspetto?
Trovando sempre un motivo che nella mia testa è valido per procrastinare non prenderò mai in mano quello che è già nella stessa mano che pure non vuole afferrare le cose, non le stringe, non le trattiene.

Non so, le (in)decisioni mi aspettano, e mi aspettano i capelli azzurri e quelli fucsia, corti o lunghi, lisci e mossi, e le scelte poi, non ne parliamo!

Adesso appena mi crescono i denti faccio tutto, davvero, lo prometto!



giovedì 13 gennaio 2011

Settantacinque.

Vorrei tanto scrivere, ma qui piove così tanto!
Anzi forse è il contrario e ha smesso di piovere ed è preoccupante.
Il nuvolone grigio qui si sfogherebbe un pochino e sarebbe meglio eh!

Vomito parole inutili e chiedo scusa, soffro di logorrea, non ci posso fare niente.
O quasi.
Adieu.



venerdì 17 dicembre 2010

Settantaquattro.

Mi spiace vedere la gente arrabbiata, la trovo triste. Me compresa ovviamente.

Le persone violente credono di rendere vittime gli altri, ma sono loro stesse ad essere, per prime, vittime della propria violenza. Schiave dell'istinto, prese da un sentimento così animale.
Tu che urli - con gli occhi fuori dalle orbite e le vene gonfie sul collo, paonazzo, non ti rendi forse conto d'essere sottomesso a quell'ira folle?
Non ti accorgi che nel momento in cui ti prende perdi il controllo di te stesso? Che è lei a prendere te? Che è lei a governarti?
Sei oggetto quando credi d'essere soggetto.
Batti i pugni contro muri innocenti, stramaledici un Dio altrui, e poi il tuo, facendoti servo di un tale furore.

lunedì 22 novembre 2010

Settantatrè.

te s'è burlà giò
Con che coraggio mi lamento della mia totale mancanza d'equilibrio?!
M'incastro su me stessa mentre cammino, i miei passi s'annodano tra loro e mi ritrovo per terra!
Cadono anche le stelle, chi sono io per restare in piedi?

domenica 26 settembre 2010

Settantadue.

lo stato attuale delle cose
La gente passeggia con aria assorta portandosi dietro i proprio guai in cartelle colorate rosse verdi gialle e blù.
Nel porta cd di fianco al letto, in ordine alfabetico, le occasioni perse di una vita aumentano e crescono ancora. Un album pieno di figurine d'impegni e cose da fare; la copertina plastificata nera lucida resiste alla pioggia al vento alla neve al sole agli urti agli strappi - qualsiasi cosa succeda a quelle pagine mantengo vivi i miei doveri, rimandati un giorno in più.
La gente mangia il proprio tempo rimpinzandosi di numeri elencati su calendari, orologi, contando le lune, contando le stelle.
Sono al bar con qualche amico e prendiamo qualcosa da bere, veloce, veloce, scappa, corri, è tardi, ma siamo appena arrivati!, è tardi, è tardi, siamo sempre qui ad aspettare te. Vabè prenderò qualcosa al bancone, tu che vuoi? Un.. Niente - senza ghiaccio per favore.
Io mangio l'aria e il vuoto mangia me, chi mangia chi?, cane mangia cane, non l'ho letto, dovrei.
Anoressica e sua sorella è anche troppo magra ma mai abbastanza, questo non ha senso, questo non ha davvero senso.
Non sono in vena di sensi ultimamente, nè quello giusto nè quello contrario, nè a destra nè a sinista, nè uno dei quattro, nè uno dei cinque, e neanche il sesto.
Comunque il caos altro non è che un ordine cosmico.

venerdì 17 settembre 2010

Settantuno.

Running over the same old ground,
what have we found? The same old fears!

C'era una storiella di un uomo che si buttava giù dal cinquantesimo piano.
Ormai nell'aria, parlava con sè: fin qui tutto bene, fin qui tutto bene. Era al quarantesimo piano. Anche al trentesimo piano andava tutto bene. Così al ventesimo, all'undicesimo, al decimo e anche al nono. Fin qui tutto bene, pensava, fin qui tutto bene.

Allo stesso modo ho paura di trovarmi ancora così, di sentirmi come mi sono già sentita, di rimanere di nuovo intrappolata e ingarbugliata e incatenata a qualcosa, o qualcuno, per poi schiantarmi contro la solita vecchia realtà (che sa di pavimento sporco e troppo calpestato).
E per quanto il volo possa essere bello il timore rimane, penso forse troppo al futuro? Come fare a non guardare avanti, nè indietro?

Fin qui tutto bene.
Il problema non è la caduta. è l'atterraggio.


No reason why

La mia foto
fiori colori sole prato profumi mani voce labbra gonna greco pianoforte basso italiano luce fotografia biro.